mercoledì 6 febbraio 2008

Breve storia del Comune di Montanaro

Fonte delle Indormazioni qui riportate:

Pro Loco Montanaro CanaveseVia Bertini, 110017 Montanaro ( TO )Tel 011/9192526Fax 011/9192387 e-mail: mariobarone42@tiscali.it
Presidente: Vilma Bassino Tel 011/9192160
Iscritta all'Albo delle AssociazioniTuristiche Pro LocoSezione Provinciale di Torinon. 56-11337/30 in data 31/08/1989
Montanaro Altitudine: 209 m. s.l.m. Superfice Kmq. 20818 Abitanti 5283compresa la Frazione Pogliani
Gastronomia: Dolci: Canastrel Vini: Erbaluce e Passito di Caluso

Altre notizie: Montanaresi illustri:
Giovanni Cena, Giovanni e Oreste Silvestro, Agostino Visetti, Giacinto Bo, Simone Salassa, Andrea e Giovanni Ponchia, Antonio Dondana, Giuseppe Ponchia, Clara Giordano Bruno

Manifestazioni: Sagra del Canastrel (maggio) Ferragosto Montanarese (agosto) Fiera di S. Cecilia (novembre)


Da Vedere:


Chiesa di Santa Maria Assunta

Montanaro offre esempi di architettura religiosa di rilievo: innanzi tutto la scenografica piazza comprendente la Chiesa di Santa Marta, l'agile campanile e la Parrocchiale di San Nicolao e dell'Assunta.Nel 1641 un incendio devastò il Castello e l'antica chiesa di San Nicolao distruggendo quasi totalmente l'archivio della comunità e perfino le campane furono fuse dal fuoco.La chiesa parrocchiale, costruita da 1644 al 1649, su progetto del Morello, architetto ingegnere di Casa Reale, fu ampliata dal 1757 al 1765 su disegni del l'Arch. Bernardo Antonio Vittone.Finita questa grande Chiesa nel 1765, S. Eminenza il Cardinale Abate Vittorio Delle Lanze la consacrò con grande solennità il giorno 19 Maggio, alla presenza dei Vescovi di Ivrea e di Fossano. In ricordo della solenne consacrazione face dono della Reliquia del Corpo di S. Aurelia Martire, estratto dalle catacombe di S. Priscilla e fatto venire espressamente da Roma, con la lapide muraria e l'ampolla contenete il sangue.La chiesa è a croce latina con unica navata coperta da una volta a botte; all'intersezione dei bracci laterali con quello centrale, quattro pilastri reggono una cupola semi sferica e la sovrastante lanterna. Sei altari laterali contornano il braccio centrale e altri due sono collocati in corrispondenza del transetto, l'altare disegnato dal Vittone e la balaustra del Quarini.
L'insieme è di grande effetto nella tipica scansione ondulatoria barocca. Nell'arredo spicca un pregevole pulpito disegnato dal Vittone, la balaustra di tipo romano dell' altare maggiore, del Quarini, tele del montanarese Visetti e un organo del Vegezzi Bossi del 1872.Incantevoli sono gli arredi lignei della sacrestia, firmati dal Vittone, nei quali l'inventiva e il senso di movimento dell'artista fanno propriae rielaborano la sensibilità delle scuole settecentesche dei minusieri. La facciata a due ordini, raccordata da volute, fino al 1867 resta rustica, ossia a mattoni in vista, come lo sono, ancora oggi gli esterni della cupola, del transetto, dell'abside e delle sagrestie, nonché la bella facciata della chiesetta di Sant'Anna.


L'Organo
Tra il 1808 e il 1810 i fratelli Giovanni e Giacinto Bruna collocano il monumentale organo della Chiesa di Santa Maria Assunta a Montanaro.L'opera è resa grandiosa dal quadro fonico allestito dagli organari: due tastiere, oltre 2700 canne corrispondenti a una sessantina di registri; degna cornice la superba cassa scolpita da Giacomo Costa e Pietro Antonio Serpentier.Uno strumento estremamente complesso, dotato di possibilità foniche straordinarie, basterà citare registri come la Voce umana di 16 piedi oppure i Putti con tromba, unici esemplari sul territorio nazionale; tanto da meritare diverse citazioni sulle pubblicazioni dell'epoca.Nel 1872 Giacomo Vegezzi-Bossi ricostruisce lo strumento, semplificando la struttura e ridimensionando il piano fonico ideato dai bruna ma riutilizzandone tutte le canne debitamente reintonate e l'elegante cassa.Giuseppe Lingua nel 1896 compie l'ultimo intervento significativo: l'aggiunta di un registro e la revisione della meccanica secondo il gusto dell'epoca.Anni di silenzio e un restauro magnificamente eseguito dalla Bottega Organara Dell'Orto & Lanzini restituiscono 1'organo al suo originario splendore, testimone di un'arte- ora come allora ­antichissima e nobilissima


Chiesa di Santa Marta

Fu costruita, nella forma attuale, negli anni 1744-1748 in sostituzione dell'antichissimo Oratorio dei Laici Disciplinati, sotto il titolo dei Santi Giovanni Decollato e Marta, risalente alla fine del Trecento.Se conosciamo con certezza l'autore della facciata di essa, l'architetto Bernardo Vittone, non possiamo con uguale certezza, indicare l'autore del resto della chiesa. I caratteri di essa sono generici e non presentano gran che di notevole tranne la luce che nella conca absidale e in fondo alla chiesa, al di sopra delle tribune dell'organo, irraggia dalle finestre ovali aperte nelle profonde volte lunettate. Si sono azzardate delle ipotesi, ma non c'è accordo tra gli studiosi del Settecento architettonico piemontese sul nome dell'architetto della chiesa.. Certo, invece, è il nome dell'architetto della facciata: Bernardo Antonio Vittone.Nel 1758 il Vittone, siccome per l'abbassamento del livello della piazza antistante, onde ampliare la Chiesa di San Nicolao dell'architetto Carlo Morello e ridurla alla Chiesa Parrocchiale attuale, la chiesa di Santa Marta era rimasta senza più il terrapieno di accesso, alla sua porta di ingresso, il Vittone vi costruì il leggiadro "perron" o scala coperta che permette di giungere alla porta dalla sotto stante piazzetta, mentre forma la facciata dell'edificio, dietro cui si vede il frontone dell'antica facciata della chiesa del 1744-1748 la quale aveva la sua porta d'ingresso posta sotto la tribuna che sorregge la cassa dell'organo oggi vuota delle sue canne.Parecchi arredi di questa chiesa, preziosi per antichità e fattura, attualmente più non esistono o perché andarono in completa rovina vittime del tempo dei tarli o perché furono venduti ad antiquari nella prima metà di questo secolo, specialmente dal 1920 in poi, quando gradatamente estinguendosi prima il ramo maschile, poi il ramo femminile della Confraternita dei Santi GiovanniDecollato e Marta, la chiesa non fu più officiata.Resta in essa, di pregevole fattura, la pala dell'unico altare rappresentante con un realismo crudo, impressionante, la decapitazione nel carcere di San Giovanni Battista. In questa icona, in alto, stanno le figure della Madonna che visita Santa Elisabetta: in basso, a destra di chi guarda, Santa Marta che tiene ai suoi piedi legata per un filo, la tarasque il leggendario orribile mostro che desolava la città di Tarascona divorandone gli abitanti e che ella uccise con una croce e con un aspersorio dell'acqua santa (che pure regge con una mano), liberando le popolazioni della Provenza da tanto flagello. A sinistra del quadro vi è dipinta la scena del martirio di San Giovanni Battista. Il carnefice tiene nella destra, per i capelli mostrandola, la testa spiccata dal busto del Precursore che gronda sangue abbondante e nella sinistra la spada, pur essa insanguinata, che servì per l'orrenda impresa. Ai suoi piedi, disteso al suolo il busto del Martire, privato del capo che, dal collo mozzo, emana rivali di sangue. Quadro molto significativo. Nella Madonna che va a servire Santa Elisabetta e in Santa Marta che serviva Gesù Cristo quando l'aveva ospite in casa sua, era. additata ai Confratelli e alle Consorelle del pio Sodalizio (che aveva per scopo l'esercizio delle Opere di Misericordia) e viene additata a noi, uomini di oggi, la missione di servizio che ogni cristiano deve compiere specie presso i piccoli, i poveri, gli infermi, i sofferenti in genere.Dobbiamo essere riconoscenti alla tenacia dei Montanaresi del passato nel custodire e conservare tutto ciò che di bella tradizione esisteva circa le loro chiese, perché, se avessero dato retta nel secolo scorso ai ripetuti inviti del Vescovo di Ivrea Mons. Luigi Moreno che nelle visite pastorali insisteva perché venisse "rimosso e sostituito al più presto il quadro dell'a1tc:-e della Chiesa di Santa Marta" ( e ciò per la sua possente cruenta tragicità), la chiesa sarebbe rimasta priva di ciò che di più bello oggi ancora possiede.Degne di nota pure, nella Chiesa di Santa Marta, due tabelle settecentesche scolpite, recanti i nomi l'una dei Confratelli e l'altra delle Consorelle della Confraternita

Il Campanile
Lo svettante Campanile, alto 47,60 metri, fu disegnato da Bernardo Antonio Vittone e possiede una scala interna elicoida!e.Sono custoditi nell'archivio Comunale di Montanaro, i disegni firmati dallo stesso Vittone: 1763 - 1770, anno della morte del grande architetto e precisamente nel mese di Agosto.I pareri sulla posizione furono discordi.Fu accettata la notevole idea vittoniana, di costruirlo in detta posizione, in quanto in quell'epoca esisteva ancora il vecchio campanile che fu abbattutodopo il collaudo del nuovo, che avvenne nel 1772.

Il Campanile



Castello di Montanaro
Nel 1255 i conti di Orio vendettero i loro possedimenti montanaresi all'abbazia per la somma di ventitré libbre cosicché all'inizio del XIV secolo l'intera Montanaro risultava ormai sottoposta giurisdizionalmente agli abati che esercitarono quasi sempre le loro competenze con umanità, equità e senso della misura. Nel 1443, gli abati permisero alla comunità montanarese di munirsi di torri, mura e fossati per difendersi da scorrerie e saccheggi. Nel 1465 un decreto dell'abate stabiliva che nessun nobile potesse acquistare o affittare beni a Montanaro. In tal modo i legami fra comunità e abbazia poterono continuare senza turbamenti e in seguito rafforzarsi con la nomina dell'abbazia nel 1526 del Cardinale Bonifacio Ferrero, vescovo di Ivrea, il quale, accolto con entusiasmo dai montanaresi, provvide a ricostruire il castello semi distrutto nel 1496 dalle soldatesche di Galeazzo Sforza e, in una torre appositamente costruita, a installare la zecca
Torre della Zecca
Castello di Montanaro

Chiesa di Santa Maria d'Isola
La prima opera a cui si accinsero i Monaci dell' Abbazia di Fruttuaria dopoché il borgo di Montanaro pervenne sotto la loro giurisdizione spirituale, fu la costruzione in esso di una nuova chiesa parrocchiale, sempre dedicata a Santa Maria dell'Isola.Si era dopo il 1000 e lo stile era il romanico, probabilmente il romanico elegante che giunge fino al 1180.Il Ponchia pensa al romanico primitivo come 1'Abbazia di san Benigno di Fruttuaria, dell'Abbazia di S. Stefano di Ivrea e la Cattedrale di Ivrea di cui rimangono solo i campanili, come in Montanaro.La pianta della chiesa era quella preferita in quell'epoca, e cioè quella derivata dalla basilica romana: un rettangolo con in fondo un'abside circolare. Invano si cercherebbe oggi, nell'attuale chiesa della Madonna d'Isola, qualche vestigio dello stile romanico primitivo nel quale fu edificata. Un vago ricordo di esso l'abbiamo soltanto nella grande trifora che sormonta il portale d'ingresso. Delle chiese costruite nel Canavese durante il periodo dello stile romanico poche poterono giungere fino a noi perché, o furono rovinate dall'inesorabilità del tempo, o subirono radicali modificazioni secondo il gusto delle varie età, o vennero sostituite nel corso dei secoli da edifici più recenti. Specialmente le chiese parrocchiali furono le più soggette a modificazioni, ad aggiunte ed a ricostruzioni perché costrette a piegarsi ai bisogni delle popolazioni che mutarono secondo i diversi tempi.

Santa Maria d'Isola
Di queste, però, sopravvissero spesso i campanili che restano ­ nonostante i rifacimenti posteriori della chiesa - tuttora testimoni della costruzione antica, e parecchi di essi sono perfettamente conservati, come nel caso del campanile di Santa Maria dell'Isola di Montanaro. Questo campanile è diviso esternamente in cinque piani da cornici rilevate, sostenute da lesene che salgono presso gli spigoli di ogni lato e, sotto le cornici, corrono i caratteristici archetti ornamentali Una monofora strettissima si apre nel secondo piano sui lati di levante e di mezzogiorno: un'altra monofora più grande si apre, nel terzo piano, ancora sui lati di levante e di mezzogiorno. Il quarto piano è illeggiadrito da una bifora che si apre sui lati di levante, di mezzogiorno e di notte. Una trifora che si apre su tutti e quattro i lati abbellisce e dà luce alla cella campanaria. Gli archi delle bifore e delle trifore sono sostenuti internamente da colonnette in pietra, dotate di quei capitelli stampelliformi che sono una geniale invenzione dello stile romanico, per raccordare lo stretto diametro della colonna con lo spessore dell'arco. Il campanile di Santa Maria dell'Isola fu restaurato, in perfetto accordo col suo stile primitivo, nel 1921 per iniziativa dell'allora novello prevosto di Montanaro Don Vittorio Tos sotto la direzione dell'ing. Cesare Bertea Sovrintendente ai monumenti del Piemonte. Essendo fuori dubbio che la costruzione della chiesa romanica di Santa Maria dell'Isola e dell'annesso campanile va collocata negli ultimi anni del Mille dopo il passaggio di Montanaro sotto la giurisdizione sia temporale che spirituale dell'Abbazia di Fruttuaria, autori di essi non possono essere stati altri che i Monaci architetti della stessa Abbazia. A suffragare questa nostra asserzione sta la grande rassomiglianza tra il campanile di Madonna d'Isola, il campanile della Parrocchiale di San Benigno ( già campanile della demolita chiesa dell'Abbazia di Fruttuaria costruita da San Guglielmo da Volpiano negli anni 1003-1008) e il campanile superstite della demolita Abbazia benedettina di Santo Stefano di Ivrea edificata negli anni 1040-1044 (Torre del Rondolino nei giardini pubblici della città eporediese), campanili entrambi costruiti con certezza, dai Monaci di Fruttuaria. E, restringendoci a chiese minori, osserviamo la grande rassomiglianza tra il campanile della Madonna d'Isola e quello, in Castagneto Po, del Priorato di San Genesio la cui chiesa fu costruita dai Monaci architetti dell'Abbazia di Fruttuaria. L'attuale chiesa è secentesca. Interessanti gli altari del '600 che sono all'interno e la grata dove era sicuramente un organo antico e di piccole dimensioni. L'altare centrale nella macchina lignea è ancora autentico.

Il campanile romanico

Cappella di Santa Maria di Loreto
Nel 1653 l'abate Guarino era succeduto al precedente Giovanni Domenico Clara. Come parroco e come giudice, ebbe parte principalissima nelle deliberazioni che furono sempre di grande vantaggio al paese di Montanaro ed ai suoi abitanti che molto amò. Ma dove tornò più efficace l'opera sua e mostrò quanto potere esercitasse sugli animi dei parrocchiani, fu allora che li indusse ad innalzare quel bellissimo santuario che è la Chiesa della Madonna di Loreto. Esisteva colà fin dai tempi antichi un piccolo sacello consacrato alla Madonna di Loreto. Dai libri della Compagnia si raccoglie che nel 1677 si era quivi fabbricata lilla nicchia per riporvi la statua di Nostra Signora, comperata à Torino. Volendo la Comunità attestare in modo più degno la venerazione in cui tenevano la Madonna di Loreto, incominciarono fin dall'anno 1677 a gettare le fondamenta della chiesa attuale. Nel dar mano ai lavori si vide la necessità che la chiesa fosse edificata sopra disegno prestabilito. A questo fine si ricorse al celebre Padre Abate, autore della cupola di S. Lorenzo di P.zza Castello a Torino e autore della cappella della S. Sindone nel Duomo di S. Giovanni in Torino, il quale rifece il disegno. Pregevoli per importanza e bellezza sono pure gli splendidi altari lignei probabilmente disegnati sempre dal Guarini e giudicati dalla Soprintendenza degni di stare in S. Lorenzo. Don Antonio di Savoia abate commendatario di S. Benigno fu presente alla posa della pietra. Fu ultimata nel 1684 come risulta dalla incisione della data sulla base della colonna nella facciata. Nel 1683 muore Guarino Guarini.
Santa Maria di Loreto

Cappella di San Grato

Costruita nel XVI secolo, l'interno è caratterizzato dalla presenza dell'altare maggiore e di due altari laterali distinti dal corpo della chiesa, con volte a cupola decorate ed affrescate, come il soffitto della navata e delle volte dal maestro Pittore Giovanni Silvestro ( fine XIX secolo ).

Cappella di Sant'Anna
Costruita dal Comune di Montanaro verso la metà del secolo XVII, presenta una struttura architettonica di rilievo che richiama lo stile barocco piemontese di Bernardo Antonio Vittone. Di particolare rilievo all'interno, oltre all'altare maggiore, risulta l'altare laterale di sinistra che riproduce la grotta di Lourdes.

Cappella di San Rocco

Le prime notizie risalgono all'inizio de11600, la costruzione della sacrestia nel1764 e nel 17.96 la realizzazione del campanile.

Monumento al Muratore
La Comunità Montanarese annovera ancora un nutrito gruppo di operatori del settore ed ha, nella sua storia ultra centenaria una tradizione dell'Arte Muraria molto radicata. Non esiste famiglia priva di almeno un Congiunto del mestiere, esistono addirittura delle “ dinastie “che affondano le radici da oltre cinque generazioni. Da questi presupposti è nata l'idea di dedicare a questa benemerita categoria di lavoratori del mestiere più zingaresco, un Monumento da lasciare ai posteri per le opportune meditazioni sul continuo nomadismo dell'Edile, in antitesi con le odierne aspirazioni per il posto fisso e inamovibile, e dove la mobilità è unicamente riservata allo svago e al diporto.

Il soggetto è stato scelto con voluta semplicità, dal comprensibile e classico significato e dove ha potuto essere evidenziata la figura dell'uomo vestito nelle fogge di mezzo secolo fa, quando la categoria vantava in paese un numero impressionante di addetti, infatti nell'immediato dopoguerra partivano in treno quotidianamente per la lunga giornata fuori casa almeno trecento operai muratori, carpentieri, terrazzieri ecc., senza contare gli innumerevoli capi cantiere che si sono fatti apprezzare ovunque. Molti in quel periodo e anche negli anni 20 e 30 emigrarono in cerca di fortuna, le mete furono la Francia, l'Algeria, l'America del Nord, l'Argentina ed anche l'Australia. Il Monumento è dedicato a tutti ma in particolare a questi umili personaggi che hanno portato le loro braccia lontano dalla propria casa, recando prestigio al nostro Montanaro che è stato definito nell'ambiente edile il Paese dei Muratori. In tempi lontani, ma non troppo, l'operato del cantiere non godeva delle coperture assicurative e degli ammortizzatori sociali odierni, non sognava il posto fisso perché non ne conosceva l'esistenza, cercava di imporsi con professionalità e spirito di emulazione, per migliorarsi, per il gusto del lavoro, per orgoglio e per un disperato bisogno di un salario che non era mai per dodici mesi. Ripercorrendo le storie di questo mestiere che forse è il più antico, per la ricerca primaria di un tetto, un riparo, un rifugio qualsiasi per la sopravvivenza, si possono ritrovare dei valori dimenticati in epoca consumistica, ma che fatalmente l'uomo dovrà riscoprire per realizzarsi, in quanto il solo benessere materiale che di questi tempi in parte sta sfuggendo dalle amni, farà meditare tutti, e quest'opera vuole anche essere uno stimolo in tal senso.

Note:
1758 - Inizio lavori ristrutturazione della facciata della Chiesa Parrocchiale e di S. Marta su
disegno del Vittone. Con l'abbassamento del suolo del sacrato fu necessario costruire
la scalinata coperta che porta in S. Marta. Anticamente S. Marta era oratorio
dei santi Giovanni Decollato e Marta dalla fine del 1300 e ricostruita internamente
detta cappella nel 1744.
1762 - Costruzione dell'altare Maggiore in marmo, su disegno del Vittone.
1765 - Il corpo della Martire S. Aurelia portata da Roma, viene riposto in una nicchia sotto
'altare Maggiore.
1765 - Consacrazione della Chiesa Parrocchiale da parte del Cardinale delle Lanze.
1767 –Cappella della Madonna del Rosario (già dell' antica chiesa di S, Nicolao) ricostruita su
disegno del Vittone.
1767 - Cappella della Madonna Immacolata costruita su disegno del Vittone.
1767 - Cappella dello Spirito Santo costruita su disegno del Vittone.
1767 - Costruzione del Pulpito e dei Confessionali in legno di noce su disegno del Vittone,
1767 - Cappella di S. Carlo Borromeo costruita su disegno del Vittone, sulla stessa immagine
della Cappella della Madonna del Rosario.
1768 - Costruzione in marmo su disegno del Vittone, del Fonte Battesimale al fondo della
chiesa. .
1769 - Costruzione arredo e guardaroba della sacrestia da parte di Pietro Antonio Actis di
Rodallo, su disegno del Vittone.
1770 - Il Vittone traccia le fondamenta del campanile su suo disegno'.
1770 - Muore a Torino l'architetto Bernardo Vittone ( 1705 - 1770 ). Proseguì ì lavori il suo
allievo Mario Ludovico Quarini ( 1763 - 1800 ).
1772 - Termine della costruzione del campanile e collaudo da parte di Ludovico Quarini.
1773 - Cappella di S. Sebastiano e S. Valentino su disegno del Quarini. Dal 1969 è situato il
nuovo Fonte Battesimale.
1780 - Portale d'ingresso interno a forma di bussola con due portine laterali disegnate dal
Quarini.
1780 - Cappella dell' Annunziata (già dell'antica chiesa di S. Nicolao)
ricostruita su disegno del Quarini.
1780 - Cappella di S. Giuseppe su disegno del Quarini.
1790 - Cappella del Crocefisso e dell'Addolorata su disegno del Quarini, In essa si trova il
corpo di S. Aurelia Martire.
1817 - Acquisto delle stazioni della Via Crucis.
1872 - Costruzione dell'Organo del Giacomo Vegezzi Bassi di Torino.
1959 - Dipinto della cupola da parte del pittore Pietro Delle Ceste.
1960 - Rivestimenti delle lesene in marmi.
1969 - Acquisto nuovi Confessionali e nuovi banchi.
1995 - Posa del nuovo altare in marmo bianco per la celebrazione della Messa.
1995 - Costruzione della nuova Cappella del Santissimo Sacramento con dipinto dell'Ultima
Cena del pittore Gabriele Girardi di Almese.

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